Gruppo Sportivo Natisone

Associazione Sportiva Dilettantistica

giovedì 26/05/2016 0:34

10km a Sacile: Brunello Pagavino campione regionale di categoria

15 maggio 2016: a Sacile, il cividalese Brunello Pagavino campione regionale di categoria nella gara sui dieci chilometri.
Questa la cronaca.
Un natisoniano è campione regionale. Ho vinto tra gli M65 alla gara di Sacile, dieci chilometri su un circuito cittadino quasi completamente pianeggiante, molte curve a gomito, tratti in pavé e passaggio in un parco grondante d’acqua per le recenti pioggie. Alla partenza, piazza del Popolo è strapiena di atleti, circa 600, provenienti da tutta la regione e dal Veneto.
Per il G.S. Natisone, io e Eliana Tomasetig, la mia metà, che alla fine mancherà il podio per un soffio, giungendo quarta ( e per pochi mesi di differenza, cambiando nel prossimo anno categoria, ha mancato il primo posto). Parto guardandomi in giro, cosciente che nella mia categoria ci sono quasi tutti i più forti, da Ennio Zampieri a Oddo Salvadego, da Sereno Molinaro al triestino Aldo Novacco, a Vittorio Poles. Uno può dire “vabbè, sono tutti vecchietti, sai che forza ad arrivare primi…”. Sì, ma vai a vedere questi vecchietti nelle classifiche assolute: alcuni sono nei primi fogli, in alto a sinistra… Come in Coppa Friuli, il mio primo obiettivo all’inizio è riuscire a star dietro a Oddo, che con i suoi passetti piccoli e veloci guadagna sempre molte posizioni nel gruppone.
Mi è sempre difficile rompere il fiato all’inizio, soffro un po’ ma riesco a non farlo allontanare, e nel frattempo supero Sereno, Biasin, Poles, altri che non aspettano altro che un cedimento dei primi (sto partlando sempre della nostra categoria, ovvio) per decollare verso il podio. A proposito di decollare, il mio numero di pettorale è 737, come il Boeing: buon auspicio. Al terzo km mi sento pronto per il sorpasso. In un tratto di rettilineo si incontrano, separati da una fettuccia posta alla mezzeria della strada, i primi podisti che, dopo una svolta a U, ritornano indietro per poi svoltare a destra verso il parco. Riconosco, davanti, a occhio circa 30­40 secondi, Ennio Zampieri il mito.
Il pordenonese di Brugnera è il campione per eccellenza, l’uomo da battere. Leggero, resistente, è abituato a vincere nelle categorie a cui appartiene, dall’uscita di scena del grande Gianni Vello, che un brutto male ha portato via alcuni anni fa. Guardando facce e capelli di quelli che via via mi scorrono davanti nella corsia opposta altri over 65 non dovrebbero essercene, per cui ora come ora sono terzo. Ma guadagno subito una posizione, superando Oddo attorno al 4° km.
Al quinto c’è il passaggio in piazza del Popolo, sotto il gonfiabile che sarà l’arrivo alla fine del secondo giro. Mi sento pronto per qualcosa di più, ma non trovo subito la chance giusta, pur viaggiando a circa 4 minuti al km non riesco ad agganciare un gruppetto che scavalla una cinquantina di metri davanti. L’opportunità si presenta sotto forma di un atleta di un team di Porcia, avrà una quarantina d’anni, fisico potente, un passo veloce a costante leggermente superiore al mio che mi sorpassa diretto verso gli atleti che ci precedono. Provo a mettermi in scia; mi piace. Mi adeguo perfettamente al suo ritmo, sento che lo posso sostenere senza morirci dietro; si incomicia a superare, ad avvicinare altri che un km fa erano lontanissimi. Mi attacco come una zecca, non lo mollo neanche di un centimetro, tanto più che ora, al 7°, nel luogo dove si vedono coloro che ci precedono venirci incontro sulla corsia opposta, vedo Zampieri molto più vicino di prima. Sarà a quindici secondi. Oddio, mica riuscirò a prenderlo? Ma c’è un problema.
Il mio inconsapevole pace­maker ha esaurito le risorse, non retrocede ma neanche supera più, è in posizione stabile e a me serve un passso ulteriore per tentare di attaccare l’Ennio, che molti tra il pubblico riconoscono e incitano. Devo farcela da solo, devo rischiare perché siamo già all’ottavo. Opero un cambio di ritmo che spero non mi mi ritorca contro facendomi mancare il fiato, vado oltre i miei limiti per una trentina di secondi ed eccolo lì, proprio davanti alle mie scarpette, il campione. E’ in mezzo a un gruppetto di giovanotti e non sembra interessato a guadagnare posizioni. Per u n po’ gli sto attaccato dietro, poi, proprio entrando in centro città per l’ultimo chilometro, mi affianco. (Impagabile sensazione di euforia dentro, unita a mille sensazioni contrastanti per non sapere assolutamente, a pochissimi minuti dal’esito, come andrà a finire). Mi guarda, valuta le mie caratteristiche fisiche, il bianco che mi incornicia il volto, e mi fa: ”De che categoria te se?” (Di che categoria sei, in dialetto veneto).
Già, io lo conosco ma lui no, non partecipa alle gare di coppa Friuli, Gorizia, Trieste. Lascio passare alcuni secondi, mentre il pavé scorre veloce sotto di noi e il nostro ansimare si sposa all’unisono in un incontro di anime anelanti la fine di una fatica enorme. “Della tua” ­rispondo. Lui non fa una piega, silenzio glaciale, non un movimento nei suoi muscoli facciali mentre altri muscoli, quelli delle gambe, sono impegnati in una lotta titanica pere tenere a bada l’acido lattico che incomincia a chiedere il conto. Immagino quello che sta pensando: “Questo o lo faccio fuori subito o potrebbe fregarmi il totolo di campione regionale che è mio di diritto perché sono il più forte, nonostante io non sia certamente al massimo della forma”… E infatti va via l’Ennio, opera un rabbioso cambio di ritmo che lo porta a superare anche un paio di giovanotti oltre a lasciarmi dietro per un po’, mentre il traguardo si avvicina velocemente. Ma io sto bene, sto proprio bene, sento che il corpo può rispondere a sollecitazioni anche più dure e gli prendo subito la scia.
Sacile2016_podio
Mi sento in stato di grazia, lo affianco e lo supero. Lui ha esperienza, mi mi mette subito in scia, sento lo scalpiccio delle sue scarpe attaccato e quasi impaziente appena dietro le mie orecchie, ma sono quasi certo che è il suo ultimo tentativo per colpirmi psicologicamente. Così non mollo l’attacco, aumento ancora, piano piano non sento più niente dietro mentre l’aria mi diventa più leggera e la forza di gravità un concetto sconosciuto. Nel tratto in leggera discesa che conduce alla piazza centrale e al traguardo mi involo ormai dando tutto, e arrivo stremato, in un piacevole alone di endorfine, sotto l’arco gonfiabile in 41′ 11”. Zampieri diciotto secondi dopo, ha ceduto di schianto negli ultimi trecento metri.
Oddo un minuto e rotti dopo completa il podio.
Ho vinto, sono campione regionale.
Brunello Pagavino