Ely al Camino de Santiago

/ Ottobre 23, 2015/ Storie di corsa

Mi metto in testa il cappellino con la scritta V.I.P. (regalatomi da Filippo) e mi sento leggera.
V.I.P. = Veramente In Pensione!!! con il primo giorno del mese di settembre sono finalmente in pensione (non che non amassi il mio lavoro, anzi! Ma detesto lo sfruttamento in qualsiasi forma e tre anni in più di quello che dovevo al Dio Lavoro mi sono sembrati veramente troppi e non voglio dire altro).
F.I.P. Finalmente In Pensione! V.I.P. Veramente In Pensione!
Ecco che subito voglio sperimentare quello che non ho mai potuto fare: una vacanza o un’esperienza di viaggio nel mese di settembre. Tutto era ormai pronto da mesi anche grazie alla collaborazione affettuosa e generosa di Filippo e Joha che con la loro disponibilità ci permettono ogni volta che lo desideriamo di fare una piccola o grande vacanza liberi dagli impegni con la mamma anziana e con la tribù felina. Devo dire che da anni tutti i nostri figli, a turno, si sono resi sempre disponibili per aiutarci. Sono tanto cari. Grazie!
Con Brunello avevamo deciso: Santiago de Compostela. A piedi? In bici? Soppesati i pro e i contro delle due possibilità abbiamo optato per la bici. Un’esperienza rivelatasi sempre grande sia per il fisico che per lo spirito. Due anni fa dall’Adriatico al Mare del Nord, l’anno scorso Parigi– Mont Saint-Michel– Parigi e quest’anno Santiago con l’aggiunta di Finisterre e Muxia quindi fino all’Atlantico.
Brunello ha già scritto tanto della nostra bellissima esperienza appena vissuta. Adesso se rileggo il mio diario di viaggio vedo sempre presente una grande fatica, veramente grande! E’ stata per me un’esperienza durissima dal punto di vista fisico, ma comunque continuamente compensata da un senso di pace, serenità e appagamento molto intensi. E’ un po’ come il mare che in superficie è sempre in movimento, a volte con forti onde e marosi spumeggianti, ma sul fondo regna una calma benefica e salutare.
Mi sentivo così, ogni sera , dopo le pedalate della giornata. Felice, calma, serena. A contribuire a questo stato di grazia giovavano certamente tutte le persone che erano sul Camino, che faticavano, cantavano, ridevano, pregavano, piangevano o semplicemente avanzavano nella loro meta. Ad ogni passo, ad ogni respiro, la meta era lì perché così è. Il viaggio è la meta. Sensazione sempre condivisa con chiunque avessimo parlato. Momenti di intensità profonda che gradatamente, impercettibilmente si trasformano e diventano la mia vita, lasciando trasparire ogni tanto momenti che credevo importanti e che invece sono solo momenti, momenti a cui forse davo troppa importanza e che importanza non hanno. Perchè sono così , come devono essere. E non posso farci niente. Quindi la pace e la libertà dello spirito si trasformano in carburante per il corpo, e la stanchezza sfuma ogni sera dopo una frugale o sfiziosa cenetta e un buon bicchiere di vino tinto ( mai troppo forte, un “balsamo” che allevia la fatica senza stordire).
Raggiunta Santiago rivivo i secoli passati quando i pellegrini si riunivano nella Cattedrale profumata d’incenso e pronta ad accoglierli. Così per me , per noi, gente viziata, comoda, e con i deodoranti personali nello zaino. Camminatori sconosciuti che si incontrano senza bisogno di parlare. Si comunica in modo naturale, un sorriso, uno sguardo e siamo lì, dove volevamo essere e non serve altro. Ma a qualcuno ( e anche a noi due) serve ancora un po’ di fatica, di avventura, di emozioni e di esperienza. Così andiamo a Finisterre. La terra finisce e il mare incomincia, immenso… la terra diventa una sottile punta rocciosa che timida e minuscola saluta il mare così grande, così potente… E mentre sono lì di fronte a questa immensità guardo con gli occhi di quel pellegrino che secoli fa per la prima volta nella sua vita vedeva il mare. Un’ondata di emozione mi ricopre e sento che il tempo davvero non esiste. C’è solo pienezza e perfetta sintonia con il Tutto.

Eliana

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